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Qualche giorno fa ho letto sul blog di Giovanna Cosenza questo post,  che veniva riproposto a distanza di anni per riprendere il dibattito sulla questione “bene o male purchè se ne parli”, grido di battaglia di molta comunicazione aggressiva. Nel panorama politico italiano pare che questo modello abbia molto seguito, dato che le strategie comunicative sono per lo più basate sul criticare e negare l’operato / le dichiarazioni / i programmi dell’avversario, donandogli così sempre più visibilità benchè se ne parli male. E’ lo stesso per il marketing e per i brand? Qualcosa cambia. Faccio questa riflessione proprio su un’operazione molto interessante apparsa sui social  pochissimi giorni fa e che mi ha molto incuriosita. E’ stata presentata il 24 giugno scorso la nuova nata di casa Alfa Romeo, Giulia. Sergio Marchionne, tenendola a battesimo, la definisce “la quintessenza di ciò che la gente si aspetta da un marchio glorioso come questo”, e il Fatto Quotidiano annuncia la sfida alle tedesche, interpretando un commento di Wester durante la presentazione. Quale occasione migliore, per le tedesche e non solo, di farsi sentire? E in quale modo, parlando male della Giulia? Sarebbe stato di pessimo gusto da parte di signore attempate, nobili, e quantomeno rispettose come BMW o Mercedes fare commenti poco carini e per nulla corretti nei confronti di una giovane fanciulla. Anche scegliere di non commentare, davanti ad un evento così pubblicizzato, atteso, e soprattutto così social, non sarebbe stato apprezzato. Nell’era dei social ognuno deve dire la sua, ponderandola con attenzione, ma la chiave è esserci. Così, non per mancanza di critiche (avrebbero comunque trovato qualcosa da dire), queste signore hanno scelto una strada estremamente brillante e vantaggiosa : parlare bene. Rovesciando così un vecchio paradigma che non si addice più al marketing fresco, nuovo, etico che sta prendendo vita sui social e sul web in generale, e che sempre più plasma la nostra realtà. Parlare male del concorrente, o non parlarne affatto, non è più vantaggioso: non sono più le grandi potenze a decidere cosa dobbiamo scegliere, è l’utente, sempre più attivo, a decidere, a scegliere. E l’utente non apprezza il marketing aggressivo, predilige una tranquilla e corretta concorrenza, che gli lasci facoltà di decidere e che lo faccia sentire “amato”, coccolato. Anche perchè poi commenta, con lame affilate.

L’utente vuole riconoscere nel marchio che sceglie delle persone, non logiche di mercato, capaci quindi di sentimenti, apprezzamenti sinceri, di valutazioni non legate al denaro. Cosa ben compresa da FCA, che definisce infatti Giulia come il risultato del lavoro di un team di appassionati, e non un prodotto industriale, quasi come se ci raccontassero che l’hanno montata in garage dopo il lavoro e nei week end. Ecco dunque BMW che dichiara  “Ecco una berlina che può far pensare due volte prima di acquistare una BMW”. Prendendo elegantemente due piccioni con una fava: facendo un complimentone alla Giulia, notando con ammirazione il suo arrivo, e aggiungendo comunque che loro sono sempre in cima alla classifica nel cuore del guidatore. Anche sul blog, riferimenti a cuore ovunque : è amore.

Segue poi Mercedes, ancor più “amorevolmente”, con un tweet che sprizza gioia da tutti i pori. Quasi come quando scriviamo qualcosa di carino su un amico, Mercedes dà il benvenuto a Giulia “Finalmente torniamo a correre insieme”. Bello, semplice, esprime in pochissime parole l’azione, richiama il senso di libertà, che è ciò che dovrebbe sempre esprimere l’auto e la guida, al di là di qualsiasi segmento di lusso o di prezzo, ed è anche un invito a correre insieme, per gareggiare, per vincere, e perchè in fondo non è più bello avere concorrenti degni?

E ancora Ford, che addirittura fa arrossire la Giulia ( come si addice ad una giovane fanciulla per nulla sfacciata) ricordando Henry Ford che si toglieva il cappello di fronte ad Alfa Romeo. Giulia oltre ad arrossire, risponde “così ci scaldi il cuore”. Tutto è possibile sui social, persino amoreggiare tra multinazionali rombanti. Non c’è bisogno di inviarsi comunicazioni private, anzi, è d’obbligo scambiarsi battute e complimenti di fronte a tutti, perchè da loro ci aspettiamo comportamenti etici, prima di sceglierli.  Diciamoci la verità, tutto questo amore nel marketing, e chi se lo sarebbe mai aspettato?

Questo conferma che tutti abbiamo bisogno di amore, anche il marketing.