Aspettano il treno, amandosi un altro po’ prima di salutarsi. Sono giovanissime, hanno la metà dei miei anni e forse anche meno. Potrebbero essere le mie figlie. Io le guardo con la curiosità di chi non vede l’ora di infilarle in un racconto, di narrare le loro piccole mani intrecciate, aristocratiche e pallide come una statua del Canova. Ai piedi però portano le Converse e hanno jeans strappati sulle lunghe gambe magre.

Canova Amore e Psiche

Sono bellissime. Si accarezzano i volti con amore e sono felici. Una sveglia troppo insolente non è riuscita a togliere dai loro volti il sonno delle lenzuola di cotone, il sonno dell’amore, hanno ancora quell’odore tra i capelli.

Mi sembra di spiarle, qua sulla banchina, eppure non posso farne a meno. Mi immedesimo nella mamma che questa mattina forse le ha svegliate e ha preparato loro la colazione, chissà se lo sa questa mamma, dell’amore che hanno lasciato tra le lenzuola. Penso che sarebbe cieca a non vederlo. Io non sono mamma e non sveglio nessun viso di marmo, al mattino, con la colazione pronta. Però sarei una mamma felice se vedessi negli occhi di mia figlia quell’amore lì.