Praga attraverso la storia del Novecento

Come annunciato nel precedente post, questa volta vi parlerò della storia recente di Praga. 

Il 21 Agosto del 1968 i carrarmati sovietici hanno invaso la Cecoslovacchia mettendo fine a quella che era stata chiamata la Primavera di Praga e al nuovo corso del partito comunista con Alexander Dubcek, fautore del socialismo dal volto umano. Da quel momento il paese, per decenni, è stato sottoposto ad un regime molto restrittivo sotto l’egida sovietica che, se prima era presente nella vita del paese, dopo di allora divenne una presenza sempre più soffocante. Per forza di cose, dunque, questo periodo ha cambiato il volto della storia cecoslovacca e ha dettato il corso della cultura, della politica, del pensiero, dei media e, nonostante siano passati trent’anni dalla sua caduta, continua ad essere molto presente in ogni aspetto.

Visitare i paesi che sono stati sotto il controllo sovietico durante gli anni della guerra fredda è un’esperienza molto interessante, il mio personale consiglio è partire preparati con le letture che vi segnalo poco più sotto.

Al Veletržní palác a Praga 7 si è appena conclusa la mostra fotografica di Josef Koudelka, il quale ha immortalato quel giorno, il 21 Agosto del 1968, in cui i carrarmati sovietici hanno usurpato il suolo cecoslovacco invadendo Praga, e i cittadini si sono riversati nelle strade per protestare e cercare di fermare l’invasione. La mostra si è tenuta all’ultimo piano del palazzo, dove pure è ospitata parte della Galleria Nazionale, e vi si poteva accedere tramite un ascensore vetrato. Durante la salita, molto coinvolgenti i rumori aerei che iniziavano a riempire l’ambiente, insieme alle grida delle persone e agli spari, un sonoro molto emozionante che continuava anche all’interno della mostra.

Lo spazio aperto della mostra è stato allestito completamente al buio, con grandi pannelli sui quali venivano proiettate per tutto il tempo le foto scattate da Koudelka ma anche i filmati girati quel giorno. Grande rilevanza hanno i volti, proiettati a misura gigante nel buio di questo spazio, per metterne in risalto la disperazione e il senso di profondo smarrimento provato quel giorno dal popolo cecoslovacco. È un sentimento del quale non è semplice liberarsi e Praga lo testimonia in modo molto sentito.

All’interno della mostra era presente anche un resoconto scritto, ora per ora, di ciò che successe quel giorno, seguendo i verbali della polizia e le testimonianze di chi quel giorno lo ha vissuto scendendo in strada e anche, purtroppo, perdendo i propri cari. La mostra di Koudelka era aperta solo fino al 6 gennaio, ma altre esposizioni possono aiutarvi a capire la storia di questa città.

Il Museo del Comunismo  ad esempio, in Piazza della Repubblica (náměstí Republiky)  Praga 1, accanto alla via dello shopping, facilmente raggiungibile con tutti i mezzi pubblici. Si tratta di un Museo completamente dedicato all’epoca comunista in rapporto alla Cecoslovacchia ed è una mostra permanente, dunque la troverete sempre aperta. Spesso viene sottovalutata perché considerata una trovata turistica come molte altre presenti in città, ma io ho voluto rischiare e ho avuto davvero una bella sorpresa.

La mostra è interattiva, contiene pannelli scritti in ceco e inglese con il racconto dell’epoca, dal colpo di stato del 1948 fino alla Rivoluzione di Velluto del 1989, corredati da foto, disegni, cartine, e statue. Poi ci sono pannelli con filmati davvero interessanti, è possibile sedersi e visionarli. In alcuni ci sono i dissidenti che raccontano la loro esperienza con il confine e il tentativo di fuga verso l’Occidente, nell’ultima sala sono proiettati invece filmati dell’epoca estrapolati dalla TV di Stato, dove le immagini dei giovani picchiati e arrestati dalla polizia sono davvero toccanti. Lungo tutta la mostra ci sono ricostruzioni fatte davvero bene, come ad esempio una tipica stanza di un giovane ai tempi del comunismo, con la musica suonata da uno stereo dell’epoca, i mobili del tempo e persino gli abiti. Lungo il percorso sono affrontati pressoché tutti gli aspetti della vita sotto il comunismo: le vacanze, possibili solo in alcuni paesi “amici” (dunque sotto controllo sovietico), la scuola, la propaganda anti-Occidente col suo clima paranoico, la corsa missilistica e verso lo spazio dell’URSS, e numerose altre curiosità. Per la visita, e per vedersi con calma anche i filmati, sono necessarie almeno due ore. Non è possibile scattare foto, è per questo che purtroppo non posso rendervi partecipi con nessuna immagine, se non quelle trovate su internet.

Museo del Comunismo a Praga

Non poteva mancare all’interno del Museo uno spazio dedicato a lui, Václav Havel, drammaturgo dissidente e più volte perseguitato dal regime durante gli anni Settanta e Ottanta, uno dei promotori della Rivoluzione di Velluto e infine primo presidente della repubblica Cecoslovacca (e poi anche presidente della Repubblica Ceca) dopo la dissoluzione del regime comunista nel 1989. Havel è scomparso nel 2011, ma il suo spirito è ancora profondamente sentito nel paese, dove è considerato un padre comprensivo e saggio. Havel è divenuto un politico e saggista amato e apprezzato in tutto il mondo, capace, con i suoi scritti, di grandi ispirazioni. È da qui infatti che voglio iniziare con la parte letteraria, suggerendovi il suo libro Meditazioni estive, Summer Meditations: purtroppo in italiano non si trova facilmente, vi suggerisco la versione in inglese. Qui sotto, una foto di Havel appesa al Café Slavia, bellissimo locale storico in Narodni, sul lungofiume di Praga, dove si tenevano incontri nel fermento del dissenso ceco e dell’attività artistico-culturale della città.

Credo che visitare Praga e il Museo del Comunismo farà venire voglia a chi, come me, ama la storia e ama leggere, di saperne di più su questo periodo storico così contrastato e come è stato vissuto da questo popolo eccezionale. Come primo titolo vi propongo il libro di un nostro connazionale, Enzo Bettiza, giornalista inviato del Corriere della Sera a Praga nel 1968, che ha scritto un resoconto preciso e fedele nel suo La primavera di Praga, 1968: la rivoluzione dimenticata. Ho apprezzato questo libro in particolare per la riflessione che Bettiza fa analizzando il ’68 in Occidente in contrapposizione alla rivoluzione, più autentica e dettata da bisogni stringenti, che si tentò di fare a Praga.

Un altro libro da leggere è Tutto bene, grazie di Ivan Medek, un critico musicale ceco che scappò dal regime nel 1978 e ha raccontato in questo volume la sua esperienza.

La letteratura ceca è piena di illustri nomi i quali, anche se non hanno narrato direttamente l’esperienza sovietica come i libri sopra citati, si sono spinti all’interno di storie nelle quali il clima dell’epoca e l’ironia ceca in risposta, trovano terreno fertile e rappresentano un momento storico ma anche un modo di sostenere la tensione. Mi riferisco in particolare a Bohumil Hrabal e al suo Treni strettamente sorvegliati, romanzo dal quale è stato tratto l’omonimo film del 1966 che vinse l’Oscar.

L’epoca sovietica ha plasmato Praga, non solo costringendola a tirare fuori il suo meglio dalla vita artistica a culturale, ma ha anche lasciato qualche segno nel suo paesaggio, forse non altrettanto gradevole come il resto della città. Ecco quindi la torre della TV di Zizkov, in Praga 3, classico esempio di architettura sovietica, e, colmo dei colmi per un edificio comunista, oggi è un’attrazione turistica e ospita persino un hotel di super lusso con una sola stanza. Non andateci, però, per vedere i bambini giganti di David Černý! Non stanno più scalando la torre, sono stati portati sull’isola di Kampa, di cui già vi ho parlato nel mio precedente post 😉

La torre della TV nel quartiere Zizkov vista dalla collina di Vitkov