Avrai notato che ogni pochi mesi qualcuno proclama la morte dei blog.
Eppure, mentre l’algoritmo di Google cambia e l’intelligenza artificiale esplode, molte aziende continuano a investire nei contenuti scritti. Anzi: i dati più recenti dimostrano che abbandonare il blog è uno dei peggiori errori strategici che tu possa fare .
In questo articolo ti porto numeri concreti e consigli pratici per capire se vale ancora la pena avere un blog e come farlo funzionare sul serio.
Cosa succede quando smetti di pubblicare sul blog
Grazie a Elisa Contessotto di SEOZoom, che ha condiviso questi dati durante il Digital Strategy di Torino a cui ho partecipato, e a questo studio, possiamo sapere con certezza cosa è successo a venti aziende B2B monitorate da NP Digital tra ottobre 2024 e ottobre 2025. Dieci di queste hanno continuato a pubblicare articoli, mentre le altre dieci hanno smesso di produrre contenuti. Ecco i numeri:
- Traffico SEO: chi ha abbandonato il blog ha perso in media il 39,7 % del traffico organico, mentre chi ha continuato a pubblicare ha registrato un calo più contenuto (-18,2 %) .
- Traffico dalle LLM (AI come ChatGPT & co.): le aziende attive hanno visto un +85,8 % di visite generate dalle citazioni dell’intelligenza artificiale; quelle ferme hanno avuto solo un +6,5 % .
- Crescita dei ricavi: chi ha continuato a pubblicare ha aumentato il fatturato del 9,1 %, mentre chi ha smesso ha registrato un calo del 10,4 % .
Una visualizzazione efficace di queste differenze la trovi qui sotto:

Il messaggio è chiaro: smettere di pubblicare ti costa in traffico, visibilità AI e soprattutto in fatturato. La perdita di “momentum” richiede mesi per essere recuperata , e nel frattempo i tuoi concorrenti consolidano la loro autorità.
Trend 2026: perché il blog non è morto
Alcune tendenze globali ti aiutano a capire perché il blog resta un asset centrale nella strategia di contenuti:
- I blog sono ancora tra i formati più usati dai marketer. Nel 2024 i post sul blog rappresentavano il 19,47 % dei contenuti pubblicati, posizionandosi al quarto posto dopo video brevi, immagini e interviste .
- I post si stanno allungando e funzionano meglio. La lunghezza media di un articolo è ormai di circa 1 400 parole; chi supera le 2 000 parole ha più probabilità di ottenere risultati significativi. Le LLM premiano la profondità.
- L’AI ti aiuta a generare idee, ma la penna (umana) conta. Il 54 % dei content marketer usa l’intelligenza artificiale per trovare spunti, ma solo il 6 % utilizza l’AI per scrivere interi articoli .
- Investimenti crescenti. Più dell’11 % delle aziende prevede di investire oltre 45 000 $ al mese in content marketing nel 2025, quasi tre volte la quota del 2024 .
- Frequenza e aggiornamento sono fondamentali. Pubblicare almeno due volte al mese è il minimo per vedere performance decenti , e aggiornare i vecchi articoli rende 2,5 volte più probabile ottenere buoni risultati .
- ROI elevatissimo. Le aziende che bloggano con costanza hanno un ritorno sull’investimento positivo 13 volte maggiore rispetto a quelle che non lo fanno .
Dicono che col blog non si vende: non è vero. Portando avanti una cattiva pubblicazione, vuota e senza utilità, allora sì, non si vende. I piani editoriali curati, i contenuti progettati attentamente portano numeri e non solo, anche clienti in target. Questo accade anche a chi vende servizi e non soltanto ai grandi brand, proprio come può testimoniare ad esempio Cristina Pedretti, mia cliente.
I numeri dimostrano che i blog non solo sono vivi e vegeti, ma rappresentano ancora una leva potente per la generazione di lead e l’acquisizione di traffico qualificato.
Ho parlato di questo anche in un recente video sul mio canale YouTube:
Quando un blog non funziona (e perché)
Nonostante i dati incoraggianti, aprire un blog non garantisce automaticamente il successo. Ecco i principali errori che vedo spesso:
- Aspettative sbagliate: molti si scoraggiano se in tre mesi non arrivano risultati; secondo alcuni studi ci vogliono dai tre ai nove mesi per iniziare a vedere i primi effetti .
- Frequenza incoerente: pubblicare due articoli in una settimana e poi sparire per mesi manda segnali negativi a Google e ai lettori.
- Contenuti superficiali: oggi non basta infilare tre parole chiave; serve approfondire un topic, rispondere alle domande correlate e portare la tua esperienza personale (il famoso E-E-A-T).
- Mancanza di strategia di cluster: un articolo isolato non basta; serve costruire un ecosistema di contenuti che si supportano a vicenda (topic cluster) per dominare un argomento specifico.
Come rendere il tuo blog vincente nel 2026
Se vuoi che il tuo blog “spacchi” davvero, ecco i pilastri su cui devi lavorare:
- Definisci una nicchia e un pubblico preciso. Niente più blog generalisti: focalizzati su un tema che conosci bene e per cui puoi offrire valore unico. Parla con quel target, conosci il suo linguaggio, i suoi desideri, i suoi bisogni. Rispondi alle sue ricerche.
- Pianifica articoli lunghi e strutturati. Mira a 1 500–2 500 parole, includendo dati, grafici e casi reali. Usa fonti autorevoli e cita sempre le statistiche (le citazioni aumentano la credibilità e piacciono alle LLM).
- Aggiorna i vecchi contenuti. Prima di creare un nuovo articolo, controlla se puoi migliorare e ripubblicare quelli esistenti; è più efficiente e porta risultati migliori .
- Crea un cluster di contenuti. Identifica 3–5 parole chiave correlate e costruisci attorno a esse articoli “hub” e “spoke” interconnessi. Per esempio: “Perché aprire un blog nel 2025”, “Quanto costa gestire un blog”, “Blog o social: cosa conviene?”, “Come avviare un blog personale”.
- Ottimizza per l’AI. Inserisci markup schema, scrivi con chiarezza, usa grafici e tabelle; le LLM preferiscono contenuti freschi, ben strutturati e con attribuzioni chiare .
- Misura tutto. Non limitarti a guardare le visualizzazioni: monitora il tempo di permanenza, il numero di citazioni LLM (da strumenti come SEOZoom o Sistrix), i lead generati e il tasso di conversione.
- Promuovi i contenuti. Usa newsletter, social media, guest post e community. La promozione è metà del lavoro; i contenuti non scoperti non portano traffico.
Conclusione: il blog è vivo, se lo fai bene
I dati parlano chiaro: nel 2026 il blog resterà uno strumento potente per generare traffico, fiducia e vendite. Abbandonarlo significa perdere visibilità e opportunità, sia su Google sia sulle piattaforme AI che ormai non sono solo emergenti, ma una realtà consolidata.


