Articolo pubblicato la prima volta nel 2020 e aggiornata in Agosto 2026
Ho scritto la prima versione di questo articolo nel 2020, e la rileggo con affetto. Diceva cose giuste per chi stava mettendo online il suo primo sito. Nel frattempo però è cambiato profondamente il mercato, è cambiato con chi lavoro, e sono cambiate le domande che mi arrivano.
Oggi le persone che mi scrivono hanno già un sito, hanno già una pagina servizi, e hanno un problema diverso: quella pagina porta richieste, ma le richieste sbagliate. Gente che chiede uno sconto prima di aver capito cosa fai. Gente che confronta tre preventivi e sceglie il più basso. Gente che sparisce dopo la prima call.
Se ti riconosci, la pagina servizi è il posto dove quel problema si vede meglio, ed è anche uno dei primi posti in cui iniziare a risolverlo. Ne ho parlato per esteso in come attirare clienti disposti a pagare quello che vali, dove racconto la traiettoria che vedo ripetersi da anni. Qui scendiamo nel dettaglio di una pagina sola.
Il lavoro che deve fare questa pagina
Una pagina servizi efficace deve mettere al centro il problema del cliente e mostrare chiaramente il risultato concreto che otterrà, guidandolo verso l’azione.
Deve mettere una persona nella condizione di decidere. Decidere se sei la scelta giusta per lei, e decidere se lei è il cliente giusto per te. Sono due decisioni, non una, e la seconda è quella che quasi nessuno mette in conto (vedi sotto).
Quando vendi un servizio che costa, il tuo problema non è convincere il maggior numero possibile di persone. È fare in modo che le persone sbagliate capiscano da sole di essere fuori posto, prima di scriverti. Ogni richiesta fuori target che ricevi è tempo tuo, e il tempo è la cosa che, se sei freelance e vendi servizi, non si recupera.
Una buona pagina servizi, quindi, fa arrivare meno richieste. Le richieste che restano però valgono di più, chiudono più in fretta e trattano meno.
Cosa sta cercando davvero chi sta per investire il suo denaro
Chi arriva sulla tua pagina servizi con l’intenzione di fare un investimento ha in testa quattro domande, quasi sempre nello stesso ordine.
- Fa la cosa specifica che sto cercando? Non “si occupa di marketing”, ma “segue progetti come il mio”. La specificità è la prima cosa che cerca, e la prima che manca nella maggior parte delle pagine.
- Come lavora? Vuole capire cosa succede dopo il bonifico. Chi vende servizi ad alto valore vende una promessa di trasformazione, e una promessa senza un processo dietro somiglia molto a una scommessa.
- Con chi ha già lavorato? Cerca qualcuno che gli somigli. Non tutti i tuoi clienti, quello giusto.
- Quanto costa, più o meno? Se non vuoi inserire prezzi netti, perché i tuoi preventivi sono molto personalizzati, puoi utilizzare un ordine di grandezza. Serve a capire se siamo nello stesso film e a scremare chi ha in mente un altro budget.
Se la tua pagina risponde a tutte e quattro, chi ti scrive arriva già mezzo convinto. Se ne salta anche una sola, quella domanda te la fanno in call, e la call diventa un colloquio invece che una conversazione tra pari.
Come si fa percepire il valore
Questa è la parte che mi chiedono più spesso, e la risposta delude sempre un po’, perché non è una questione di parole più belle. Il valore si percepisce quando la pagina mostra qualcosa che gli altri non mostrano.
Prima di continuare a leggere, considera che il valore si deve far percepire in tutta la comunicazione del brand, e questo parte da un servizio solido, di qualità e ben strutturato. Se stai semplicemente partendo dalla pagina di vendita per comunicare qualcosa che non c’è, puoi seguire quante regole vuoi ma non avrai risultati buoni.
Mostra il risultato, invece di descrivere il lavoro
Invece di dire “Faccio questo e questo”, spiega cosa accadrà a chi sceglie di lavorare con te, come si risolverà il problema che ha, racconta un prima e un dopo in modo semplice ma efficace, utilizzando esempi concreti. Un numero, un periodo di tempo, un risultato concreto valgono più di dieci aggettivi. “I lead organici sono aumentati dal 40 al 77 per cento in tre anni” è verificabile. “Ottimi risultati” è aria.
Se hai vincoli di riservatezza, e nei settori di fascia alta ci sono quasi sempre, si racconta lo stesso senza nomi: settore, punto di partenza, cosa è cambiato. Quello che conta è che il dato sia concreto, non che il cliente sia famoso. Se non hai numeri da comunicare, e ci sta perché dipende da ciò che fai, parla di cosa accade dopo a chi lavora con te: come avviene la sua trasformazione?
Esprimi il metodo
“Ti aiuto a crescere” è un risultato promesso. “Partiamo da un’analisi del tuo mercato, poi riscriviamo il posizionamento, poi costruiamo i contenuti che lo dimostrano e che funzionano per te” è un metodo.
Il metodo fa due cose insieme. Rende credibile la promessa, perché chi legge capisce come ci arrivi. E ti separa dai concorrenti, perché i risultati promessi si somigliano tutti mentre i metodi no.
Tre o quattro passaggi bastano. Non stai scrivendo un manuale, stai dimostrando che sai dove metti i piedi.
Dichiara per chi non è adatto
La sezione “non fa per te se” è il pezzo che quasi nessuno ha il coraggio di scrivere, ed è quello che alza di più il valore percepito.
Chi legge di essere escluso da qualcosa capisce due cose all’istante: che sai esattamente cosa fai, e che non hai bisogno di prendere qualsiasi cliente. Sono le due cose che una persona cerca in chi sta per pagare parecchio.
Sii specifica. “Non fa per te se cerchi risultati in un mese” funziona. “Non fa per te se non sei motivato” è una frase vuota travestita da selezione.
Togli il rischio dal tavolo
Più il prezzo sale, più la domanda diventa “cosa succede se va male”. Rispondere prima che te lo chiedano vale moltissimo.
Non serve una garanzia soddisfatti o rimborsati, che nei servizi su misura è quasi sempre finta. Serve chiarezza: quanto dura il progetto, cosa consegni e quando, cosa succede se i tempi slittano, come si esce dall’accordo. Molto spesso chi arriva da te ha già avuto una brutta esperienza, e sta cercando i segnali che dicono che con te andrà diversamente.
Sul prezzo
Indicare una soglia, anche solo un “i progetti partono da”, fa il lavoro di filtro al posto tuo, ventiquattro ore al giorno, senza che tu debba dire di no a nessuno.
È la decisione che genera più dubbi di tutte, e merita un articolo suo, che sto scrivendo.
Quando serve una landing page invece della pagina servizi
Qui arriviamo alla confusione più comune che vedo, e vale la pena chiarirla perché costa soldi veri.
La pagina servizi e la landing page di vendita sembrano la stessa cosa e fanno due lavori diversi. Metterle in concorrenza, o peggio usarne una al posto dell’altra, è il modo più rapido per buttare via un budget pubblicitario.
Cosa cambia, in pratica
La pagina servizi vive nel menu e lavora nel tempo. Si posiziona su ricerche transazionali, riceve traffico organico, viene letta da persone che ti stanno valutando con calma, spesso più volte prima di scriverti. Ha link, ha navigazione, ha il resto del sito intorno. Il suo pubblico arriva freddo o tiepido e ha bisogno di guardarsi in giro.
La landing page vive dentro una campagna e lavora adesso. Riceve traffico che hai pagato o che hai portato tu con una newsletter, un post, un webinar. Parla di una cosa sola, a una persona sola, in un momento preciso. Non ha menu, non ha uscite laterali, non ha il blog. Il suo pubblico può arrivare già scaldato da quello che ha visto prima (se arriva dalla newsletter, ad esempio), e ha bisogno di una strada dritta.
La differenza pratica sta tutta nelle vie di fuga. La pagina servizi ne offre molte apposta, perché chi la legge deve poter approfondire. La landing page ne offre una sola, perché chi la legge deve arrivare in fondo e acquistare o contattarti.
Quando conviene farne una
Vale la pena costruire una landing page dedicata in quattro situazioni.
- Quando lanci qualcosa che ha una scadenza. Un percorso a numero chiuso, un servizio disponibile per pochi mesi, una collaborazione stagionale. La pagina servizi racconta quello che fai sempre, e infilarci dentro una cosa temporanea la sporca.
- Quando stai pagando per portare traffico. Se investi in advertising, ogni elemento della pagina che porta altrove ti costa. Una landing dedicata alza il tasso di conversione in modo misurabile, e con budget alti la differenza si vede in fretta.
- Quando parli a un segmento molto stretto. Se hai un servizio identico ma due pubblici diversi, per esempio hotel indipendenti e agenzie che li rappresentano, la stessa pagina non può parlare a entrambi con la stessa efficacia. Due landing page dicono la stessa cosa con due linguaggi.
- Quando il prezzo è alto e il percorso è lungo. Con un servizio da cinque cifre la landing serve a raccogliere il contatto, non a chiudere la vendita. L’obiettivo diventa una call, un documento scaricabile, una diagnosi gratuita. La pagina servizi non è costruita per quello.
Una precisazione che vale la pena fare, perché genera equivoci: la landing page di campagna di norma non si posiziona su Google, e va bene così. Il suo lavoro è convertire il traffico che le mandi, non intercettarne di nuovo. Chiederle anche di posizionarsi significa riempirla di contenuti che ne abbassano la resa.
La checklist, se hai poco tempo
Se devi mettere mano alla pagina domani mattina, questo è l’ordine.
- Riduci i servizi. Guarda i progetti degli ultimi due anni, cerchia quelli che rifaresti volentieri, e tieni quelli. Il resto scende di livello o sparisce.
- Apri dal problema, non dall’elenco di cosa comprende il servizio. Chi legge vuole riconoscersi, non essere informato.
- Descrivi la trasformazione, cioè cosa cambia nel lavoro o nella vita di chi ti sceglie.
- Mostra il metodo in tre o quattro passaggi.
- Metti una prova concreta, con un numero o un prima e dopo, anche anonimizzata.
- Scrivi il “non fa per te se”, e scrivilo specifico. Divertiti facendolo: ti aiuta ancora di più ad attrarre chi invece fa assolutamente per te.
- Dichiara una soglia di prezzo, anche solo un ordine di grandezza.
- Rispondi alla domanda sul rischio: tempi, consegne, cosa succede se qualcosa va storto.
- Dai nomi comprensibili ai pacchetti. I nomi fantasiosi non si cercano su Google e non si capiscono al primo colpo.
- Se i servizi sono tanti, dividili su più pagine raggruppate per categoria, invece di affollare il menu.
- Chiudi con una call to action sola, chiara, e ripetila a metà pagina per chi ha già deciso.
Una cosa da tenere a mente
La pagina servizi è il punto del sito dove il tuo prezzo viene giudicato, e viene giudicato mentre tu non ci sei. Chi la legge decide da solo, in silenzio, se vali quello che chiedi.
Per questo il lavoro non consiste nello scrivere meglio, consiste nell’esprimersi meglio. Metodo, prove, criteri, soglie. Sono tutte cose che tu hai già, e che quasi sempre restano nella tua testa invece che sulla pagina.
Se vuoi capire a che punto sei, ho preparato una guida da compilare che parte esattamente da qui. Si chiama “Il problema non è il tuo prezzo”, ed è gratuita.
Se invece hai già capito cosa non funziona e vuoi che ti aiuti a sistemarlo, scrivimi.


