Tutto quello che ti serve sapere sulla link building

La link building è una delle pratiche SEO più famose, soprattutto perché ha generato un business milionario. Per questo motivo quando si parla di link building è opportuno aprire un argomento a parte.

Innanzitutto, però, definiamo come nasce. Un sito riesce a crescere e a posizionarsi sempre meglio sui motori di ricerca mano a mano che ottiene link da altri siti. Molti link in entrata verso quel sito: i motori di ricerca ne deducono che il sito è autorevole, ha del contenuto interessante, di valore (altrimenti, perché linkarlo?). La sua Domain Authority cresce, cresce di conseguenza il posizionamento delle sue pagine, cresce il suo traffico. Cresce il sito e l’interesse che gli altri siti possono avere nei suoi confronti. A quel punto, ecco che nasce anche l’affare: più siti vogliono essere linkati da quel sito, maggiore sarà il prezzo che farà pagare per l’inserimento di un link.

È vero, Google scoraggia la pratica di acquisto e vendita di link: il fatto di linkare un altro sito, esterno, dovrebbe essere qualcosa che facciamo per genuino interesse e apprezzamento di quel sito, ma mentre mi stai leggendo stai già sicuramente intuendo il paradosso insito nel sistema. Dal momento che Google fornisce un “punteggio” più alto ai siti che ricevono tanti link, premiandolo con una posizione migliore e un traffico in salita, ecco che è impossibile pensare che non venga creato un business intorno a questa attività.

D’altra parte, proprio di questi giorni è la notizia dell’email trapelata dal quartier generale di Google, di cui ha parlato Giorgio Taverniti e che toglie un velo pesante su quelli che sono sempre stati i valori del colosso. Quindi perché stupirsi dei paradossi insiti al sistema?

Forse non sarà la pratica più limpida della terra, ma esiste, è una realtà, e muove enormi quantità di soldi. Sono nate agenzie solo per gestire questo tipo di transazioni.

Google chiede di inserire un rel specifico nel link, che è sponsored, ma nella realtà dei fatti nessuno lo fa. Ho visto spesso, però, inserire una dicitura almeno in fondo al contenuto, che indica il carattere di collaborazione del post, e questo naturalmente significa che è stato pagato un compenso.

Alla fine, se ci pensi, leggere qualsiasi pagina su internet significa essere sottoposti a tonnellate di pubblicità. Forse la link building è il male minore.

Dal presupposto che è impossibile fermare le vendite, per arrivare infine a come fare link building nel modo giusto: tra questi due estremi esistono davvero moltissime sfumature.

Si può fare una link building etica? Io dico di sì e m’impegno a farla, lavorando con i clienti che hanno una Domain Authority tale da potersi permettere di vendere link, ma attuando una politica molto rigorosa.

  • Per esempio, sì a fornire link, ma solo a siti meritevoli e con argomenti in linea con la propria linea editoriale. Insomma, ho sempre detto di no ai siti di scommesse e simili. Questo forse non genera lo stesso fatturato di chi lo fa indistintamente, ma si mantiene una qualità molto elevata e di conseguenza una richiesta costante di collaborazioni, con un potere contrattuale in continua ascesa.
  • Valutare molto attentamente le agenzie, che pure possono fornire degli ottimi servizi, ma è molto importante che i patti siano chiari fin da subito: chi scrive, come lo scrive, qual è l’argomento e quale il link da inserire. Inoltre, che cosa dice quel contenuto?
  • Non abusare di questo servizio: vendere qualche link è una cosa, venderne migliaia è tutta un’altra, così come acquistare centinaia di link in blocco, assolutamente da evitare. Si può incorrere in penalizzazioni sgradevoli, sia in un caso che nell’altro.
  • La qualità del contenuto deve restare primaria rispetto alla vendita, altrimenti verrebbe col tempo a mancare proprio il motivo per cui si acquistano e vendono link.
  • Se ti hanno chiesto o offerto link dofollow, è assolutamente corretto: tieni presente comunque che qualsiasi link è già dofollow, senza necessità di specificarlo nel rel. Se, invece, desideri inserire un link nofollow, cioè non vuoi che il motore di ricerca lo segua, allora dovrai inserirlo a mano (adesso con Gutenberg è più semplice, per chi non mastica l’HTML).
  • Per vendere o acquistare link, se si è all’inizio, il mio consiglio è sempre di provare a intavolare una contrattazione direttamente col cliente / fornitore finale (il sito che ti linka o che linkerai): avrai più possibilità di manovra, anziché affidarti solo a un’agenzia
  • La collaborazione a costo zero, cioè il puro scambio di contenuti e link, è ancora la cosa migliore per far crescere il sito: perciò, soprattutto all’inizio, è da preferire. Garantisco che può dare ottimi frutti, forse sul lungo periodo più fruttuosi di intascare qualche centinaio di euro

Conclusioni

Qualche tempo fa Google ha annunciato che avrebbe declassato la link building come fattore di ranking, affermando quindi che non sarebbe stata più necessaria per far crescere un sito. Allo stato attuale delle cose, però, non è ancora così: la Domain Authority esiste ancora e il suo potere è davvero enorme sulle posizioni dei motori di ricerca.

Se stai considerando la link building come strumento per far crescere il tuo sito, sappi che hai avuto un’ottima intuizione, ma attenzione alle modalità con cui portare avanti questo piano. Fa parte di una strategia concreta, strutturata, organica, o è qualcosa di campato per aria? Attenzione a stabilire obiettivi realistici e a lavorare sempre col contenuto.

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