La SEO, come tutte le materie, è in continua evoluzione: non è più quella di un tempo, in gran parte a causa (o grazie a) Google e ai passi avanti che il motore di ricerca ha fatto, ma anche alle persone. Che significa?

Significa che anche il nostro modo di cercare si è affinato, col passare del tempo. Sappiamo aggiungere o togliere parole alle nostre ricerche per aiutare Google a darci il massimo tramite i risultati di ricerca.

Ma nell’articolo di oggi non voglio parlare di teoria, anche perché quella ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi addetti ai lavori. Oggi ti voglio presentare alcune delle cose che mi sento chiedere più spesso durante le consulenze SEO e che vorrei aiutare a scardinare per vedere questa tecnica, questa strategia, con uno sguardo più ampio, che intersechi più aspetti e ambienti. 

Quelle che leggerai qui di seguito, quindi, sono frasi che mi sento dire, o le richieste che mi vengono girate e che dunque ho capito essere entrate un po’ tra le credenze comuni intorno al posizionamento sui motori di ricerca, al sito, ecc. 

Aiutami a essere al primo posto su Google

La mia reazione è sempre la perplessità. In che senso, per cosa? Per quale chiave di ricerca vuoi essere al primo posto?

E lì casca l’asino, perché solitamente il cliente resta ammutolito. Non lo sa, non se l’è mai chiesto, desidera il primo posto, in una specie di sindrome competitiva che non si pone obiettivi, ma persegue il podio.

A quel punto, solitamente, dimostro a chi mi ha fatto questa richiesta che, se già ha un sito, è sicuramente al primo posto per qualche chiave di ricerca. Ma non ottiene contatti, non ottiene traffico. Perché? Perché forse è necessario ragionare per differenti chiavi di ricerca, meno consapevoli, ma che portano a conoscere ciò che fa.

Faccio un esempio: mi sto occupando del posizionamento del sito di uno studio chiropratico. Per la ricerca più banale e semplice “studio chiropratico + localizzazione geografica” il mio cliente è già ottimamente posizionato. Ma non ottiene contatti sufficienti. La domanda da porsi, infatti, è: chi fa una ricerca di questo tipo? Una persona davvero consapevole, che sa quello che cerca e conosce già questa scienza. Ma chi la conosce davvero e sa di che si tratta, dottori chiropratici a parte? Davvero poche persone, troppo poche per poter contare su un flusso di contatti soddisfacenti.

Bisogna dunque ragionare su un set di chiavi di ricerca che intercettino intenti differenti, legati alla risoluzione di problematiche fisiche, legati al benessere e alla salute. Bisogna ragionare su keyword non completamente consapevoli, ma orientate. Sicuramente anche su numerosi contenuti di blog che intercettino ricerche di tipo informazionale, ma anche su pagine statiche che rispondano a ricerche tematiche più mirate al contatto.

Ecco perché la SEO è in evoluzione: non si ragiona più sulla keyword secca, ma su un discorso semantico, che intercetti argomenti e intenti di ricerca specifici da costruire pagina dopo pagina in un ambiente strutturato nel suo insieme.

Sul sito ho scritto poco, tanto ho i social

Anche in questo caso di solito tento di non far trasparire il mio raccapriccio, non è mia intenzione offendere nessuno. Spesso noto che il sito viene percepito come un obbligo, il quale, infatti, deve contenere una specie di comunicazione istituzionale, mentre i social sono materia più easy. Ne deriva che, in questi casi, la vera natura di ciò che facciamo, nonché il nostro vero tono di voce, è sui social e non sul sito. Soprattutto nel caso in cui ci occupiamo da soli di mantenere attivi questi canali, come  fanno la maggior parte dei liberi professionisti e delle piccolissime aziende che non hanno un budget sufficiente per affidare l’intera comunicazione online a un’agenzia.

Purtroppo, però, è conveniente fare una scelta all’inizio. Il sito è il nostro canale proprietario: lì siamo davvero liberi di inserire ciò che vogliamo, di comunicare come e a chi vogliamo. I social non ci appartengono e se inseriamo il nostro catalogo prodotti solo lì, è come se lo affidassimo a qualcun altro senza mai averne il controllo. Un bel giorno potrebbe sparire! Inoltre, avere due differenti tipi di comunicazione verbale o addirittura di identità visiva tra social e sito rischia di creare un effetto un po’ alienante per chi si appresta a conoscerci meglio. Ma che c’entra questo con la SEO? C’entra, c’entra.

Non ha nessun senso scrivere i testi per il proprio sito senza ragionare sulle ricerche che potrebbero portare il nostro target a trovarci, non ha nessun senso scrivere testi di tipo istituzionale senza infondere il nostro di tono di voce. Ecco, di nuovo, che la SEO si fa materia interdisciplinare:

  • bisogna fare una ricerca sul target per capire cosa e come cerca (il linguaggio riveste un ruolo importante! Differenti target hanno differenti linguaggi)
  • bisogna scrivere i testi in modo tale che accolgano al loro interno le giuste ricerche e il nostro tono di voce
  • non basta posizionarsi: bisogna essere cliccati (qui entra in gioco un’ottimizzazione dello snippet ad hoc)
  • una volta giunto sul nostro sito, è necessario che l’utente trovi testi (e grafiche) che parlino la sua lingua e gli mostrino risposte efficaci ai suoi bisogni e desideri

Devo avere per forza il blog?

Per forza, lo torno a ripetere come un mantra, non esiste nulla se non pagare le tasse. Non esistono le tavole delle leggi dell’internet, secondo cui bisogna per forza avere il blog pena l’estromissione da Google. Il blog è un impegno, e come tale va preso. Ma, se decidi di puntare sulla SEO, dopo aver curato bene la strategia delle pagine statiche, una buona mossa è un blog basato su un’ottima keyword research, sull’ottimizzazione dei testi e degli snippet in particolare, infine sulla costanza. È necessario pubblicare spesso, il più possibile. Il blog, infatti, ha due funzioni: 

  • ci permette d’intercettare ricerche informazionali, l’80% di quelle fatte su Google
  • ci permette di mantenere il sito aggiornato tramite una pubblicazione costante 

Visto che tutto è collegato, torniamo al primo paragrafo: anche sul blog è importante che i contenuti siano in linea con ciò che facciamo e col nostro tono di voce, che perseguano non solo keyword secche ma discorsi semantici e collegati tra loro, ragionando sugli intenti di ricerca. 

La SEO, dunque, non è solo semantica e linguistica, non è solo analisi, ma per quanto mi riguarda è anche un po’ antropologia: una materia vasta che va guardata sotto molti punti di vista. 

Stai cercando un aiuto per il posizionamento del tuo sito? AggiustaSEO è il mio pacchetto che ti consente di guardare al sito con una strategia variegata e multidisciplinare. 

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