Da qualche mese abbiamo a che fare con la nuova versione di Google Analytics, chiamata anche GA4: cosa cambia? Ed è solo una questione di interfaccia?

Ammetto di averlo accolto decisamente male all’inizio, sarà per una personale avversione ai cambiamenti, sarà perché è meglio, almeno per il momento, tenere attivo anche il vecchio tipo di monitoraggio, ma ci ho messo un bel po’ per decidermi e iniziare a capirlo. Non appena mi sono addentrata ho però compreso che non si tratta semplicemente di imparare a usare una nuova interfaccia di Analytics e trovare “dove stanno le cose”, tutt’altro: cambia l’approccio nei confronti dei dati forniti. Google ci manda un messaggio molto chiaro tramite l’integrazione del Machine Learning: è necessario iniziare a ragionare diversamente rispetto al passato, con un approccio user centered che, naturalmente, impatta anche sulla SEO .

Non è possibile fare SEO senza dati, ma i dati non sono solo numeri: vanno tradotti nei comportamenti delle persone

Dov’è la frequenza di rimbalzo nel nuovo Analytics?

La famosa frequenza di rimbalzo è sparita dal nuovo Google Analytics, non ti affannare, perciò, a cercarla: cerchiamo di vederla come un’opportunità. Era certamente un dato importante, da considerare, ma la scelta di Google di concentrarsi sul grado di engagement anziché sulla frequenza di rimbalzo è qualcosa di estremamente positivo anche in termini comunicativi: stiamo parlando dello stesso argomento, solo visto da due punti di vista differenti. In un caso ci viene mostrato quanto gli utenti “fuggono” dal nostro sito, nel secondo caso quanto questi utenti interagiscono col nostro sito: non è forse meglio?

Linguaggio a parte, questo primo, grande cambiamento è collegato a una serie di altri parametri che andranno per forza di cose a modificare anche il nostro modo di pensare i siti, di progettarli e di strutturare strategie di keyword e di pagine. Non più, dunque, dati secchi per analizzare flusso di traffico, sessioni, tasso di abbandono, ma comportamenti. Il comportamento degli utenti è mappato in modo più completo, ponendo l’accento sulla fidelizzazione di questi, andando ad integrare nel nuovo Analytics anche l’utilizzo delle app e seguendo il ciclo di vita del nostro traffico.

Gli eventi, o hit, di Google Analytics 4

Nel vecchio Google Analytics, che chiameremo UA, gli eventi sono associati a una serie di parametri tipo categorie, azioni ed etichette. Nel nuovo, GA4, gli eventi sono semplicemente hit, catalogati secondo parametri registrati in automatico dalla tracciamento, oppure creati da noi nel caso in cui vogliamo tracciare eventi specifici.

Vediamo quali sono gli eventi automatici, così da iniziare a capire cosa cambia davvero nel nuovo Analytics:

 

Tipo di hit Quando si verifica (1 hit per evento)
page_view
visualizzazioni di pagina
user_engagement sessioni durate più di 10 secondi (parte un hit) oppure con due o più visualizzazioni di pagina
scroll la pagina è stata scorsa al 90%, cioè quasi fino in fondo
session_start inizio di una sessione nuova
first_visit prima visita da parte di un utente nuovo
click clic all’interno del sito

Questa tabella ti dà una mano a comprendere i nuovi hit, o eventi, definiti da GA4. Ma che cosa sono, per esempio, le sessioni? Perché si distingue tra visualizzazioni e sessioni?

Un utente può fare più sessioni differenti: all’interno di una stessa sessione può fare più visualizzazioni e più clic. 

La sessione è quel tempo che l’utente passa sul nostro sito visitandolo, non importa quanto e non importa cosa visita: si chiude quando esce dal sito. Se il sito o l’app restano, ipoteticamente, in background e non sono in primo piano, la sessione si chiude dopo 30 minuti secondo l’evento tracciato da Analytics. Se ci clicchiamo sopra di nuovo, ecco che parte una nuova sessione. Ovviamente il tempo medio per ogni sessione è importante, è un altro dato che ci conferma il livello di engagement degli utenti. La visualizzazione è legata alla pagina, il clic invece può riguardare anche l’apertura di un toggle per le FAQ, ipoteticamente.

Quando visualizziamo il numero legato allo user_engagement, dobbiamo considerare che ogni qualvolta un utente è stato più di 10 secondi sul nostro sito o ha visitato più di due pagine, parte un hit. Naturalmente, più che considerare le unità, è utile verificare la percentuale di user_engagement rispetto alle sessioni. Ci sono poi altri dati molto importanti, che continuano a sottolineare l’importanza che assume il comportamento dell’utente e la sua fidelizzazione: le percentuali di ritorno dell’utente su base settimanale e mensile, ma anche giornaliera.

Cosa ci dicono questi nuovi dati?

Al di là del collezionare dati in modo rigido, cosa cambia nel nuovo Analytics ci invita a rivedere i nostri ambienti online considerando sempre di più il comportamento dell’utente:

  • prediligendo la velocità di caricamento e il responsive design
  • considerando i differenti canali come facenti parte di un unico flusso di contenuti, immagini, prodotti e, naturalmente, traffico
  • mappando il viaggio degli utenti sul nostro sito, cercando di comprendere cosa attira la loro attenzione, con quali parti interagiscono e quali no, da dove arrivano e la qualità della sessione in relazione al mezzo con cui sono arrivati
  • vedendo la SEO non più solo come una keyword secca ma come una strategia che determina la struttura del sito, i suoi contenuti e le azioni che chiediamo di fare agli utenti

Il sito deve divenire, in pratica, il luogo d’incontro tra le nostre necessità e quelle degli utenti che ci visitano: il loro comportamento, se mappato e studiato bene, sarà da faro per determinare le decisioni future.

Analytics però non è solo teoria, ma molta pratica! Sto pensando di creare una guida, schermata per schermata, al nuovo Analytics: cosa ne dici, potrebbe esserti utile? Se sì, fammi sapere: potrebbe essere il prossimo Freebie che scaricherai!

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